Una fattura senza IVA può sembrare più semplice, ma spesso nasconde un costo fisso da gestire: l’imposta di bollo. Qui chiarisco quanto si paga, quando scatta l’obbligo, come indicarlo nella fattura elettronica e quali scadenze rispettare per evitare errori.
Il bollo in fattura segue una regola semplice ma non automatica
- 2 euro per ogni fattura soggetta all’imposta di bollo.
- L’obbligo scatta in genere quando le operazioni senza IVA superano 77,47 euro.
- La fattura elettronica deve riportare il campo “Bollo virtuale” valorizzato a “SI”.
- Il pagamento avviene di norma trimestralmente, tramite portale dell’Agenzia delle Entrate o modello F24.
- Il bollo non è una percentuale sul valore della fattura e non sostituisce l’IVA.
Quanto ammonta davvero il bollo su una fattura
L’imposta di bollo sulle fatture è pari a 2 euro per ciascun documento, non per ogni riga o per ogni prestazione indicata. Una fattura con tre operazioni soggette a bollo comporta quindi un solo pagamento di 2 euro.
La soglia da controllare è 77,47 euro. Il bollo si applica, in linea generale, quando la somma delle operazioni non soggette, non imponibili o esenti da IVA supera tale importo. Se il valore è esattamente 77,47 euro, la soglia non è superata.
| Situazione | Bollo dovuto |
|---|---|
| Fattura con sola IVA ordinaria | No |
| Operazione esente da IVA per 77,47 euro | No |
| Operazione esente da IVA per 77,48 euro | Sì, 2 euro |
| Più operazioni esenti per un totale superiore a 77,47 euro | Sì, 2 euro |
Il tributo è fisso, quindi una fattura da 100 euro e una da 10.000 euro possono avere lo stesso importo di bollo. L’errore più comune consiste nel pensare che il bollo aumenti con il valore del documento, come accade con l’IVA o con una commissione percentuale.
Quando il bollo è obbligatorio e quando non serve
Il criterio principale non è il regime fiscale del cliente, ma la natura dell’operazione. Le fatture con IVA esposta non richiedono normalmente il bollo, mentre quelle prive di IVA possono richiederlo se superano la soglia prevista.
Nel tracciato della fattura elettronica, i codici Natura aiutano a individuare i casi da controllare. In particolare, l’Agenzia delle Entrate considera rilevanti alcune operazioni non soggette, non imponibili ed esenti, tra cui quelle associate ai codici N2.2, N3.6 e N4.
| Tipo di operazione | Regola pratica |
|---|---|
| Imponibile IVA | Il bollo non si applica |
| Non soggetta a IVA | Può essere dovuto oltre 77,47 euro |
| Non imponibile IVA | Può essere dovuto oltre 77,47 euro |
| Esente IVA | Può essere dovuto oltre 77,47 euro |
| Operazione con specifica esenzione dal bollo | Non si applica, se correttamente indicata |
Esistono infatti eccezioni. Alcuni documenti assicurativi, determinate operazioni degli enti del Terzo settore e specifici documenti bancari possono essere esclusi perché il tributo è già assolto con un’imposta diversa o con una modalità particolare.
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Le fatture miste richiedono più attenzione
Se una fattura contiene sia prestazioni con IVA sia operazioni esenti, non bisogna guardare soltanto al totale finale. Occorre valutare quali importi rientrano nelle operazioni potenzialmente soggette a bollo e come sono stati codificati nel file XML.
Quando il documento presenta più regimi fiscali, io consiglio di verificare sempre il dettaglio delle singole righe nel gestionale. Una classificazione errata del codice Natura può far comparire la fattura nell’elenco dei documenti per i quali l’Agenzia presume il bollo.
Come indicare il bollo nella fattura elettronica
Nella fattura elettronica l’assolvimento si segnala valorizzando a “SI” il campo “Bollo virtuale”. Non è necessario calcolare manualmente un importo diverso da 2 euro e il campo tecnico “Importo bollo” non modifica il tributo effettivamente dovuto.
La dicitura visibile nel PDF può variare in base al software utilizzato, ma deve essere chiaro che l’imposta è stata assolta. Il dato realmente utilizzato per i controlli è quello contenuto nel file XML trasmesso allo SdI, non soltanto la grafica della fattura.
Il fornitore resta responsabile dell’assolvimento verso l’Erario, anche quando decide di chiedere il rimborso al cliente. Il riaddebito dei 2 euro deve essere esposto in modo trasparente e, per chi applica il regime forfettario, può concorrere alla formazione dei ricavi o compensi secondo le regole fiscali applicabili.
La fattura cartacea segue una logica diversa. Nei casi previsti si utilizza la marca da bollo, che deve essere applicata secondo le modalità richieste per il documento originale. Per chi emette quasi esclusivamente fatture elettroniche, invece, il controllo digitale è generalmente più pratico e più facile da automatizzare.

Come si calcola e si versa l’imposta ogni trimestre
Per le fatture elettroniche il pagamento non avviene normalmente una fattura alla volta. L’importo viene sommato per trimestre solare, quindi basta moltiplicare 2 euro per il numero delle fatture soggette.
Nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione due elenchi. L’Elenco A contiene le fatture per le quali il bollo è stato indicato; l’Elenco B raccoglie invece quelle che, secondo i dati trasmessi, sembrano soggette al tributo ma non riportano l’indicazione.
| Trimestre | Scadenza ordinaria | Eventuale termine differito |
|---|---|---|
| 1° trimestre | 31 maggio, con slittamento se festivo | 30 settembre se l’importo non supera 5.000 euro |
| 2° trimestre | 30 settembre | 30 novembre se il totale del primo e secondo trimestre non supera 5.000 euro |
| 3° trimestre | 30 novembre | Non previsto dalla regola dei 5.000 euro |
| 4° trimestre | 28 febbraio dell’anno successivo | Eventuale slittamento se la data è festiva |
Nel 2026, per esempio, il versamento relativo al primo trimestre è previsto il 1° giugno, con possibilità di rinvio al 30 settembre se l’importo non supera 5.000 euro. La stessa soglia consente di rinviare al 30 novembre il pagamento complessivo del primo e del secondo trimestre, quando il totale resta entro 5.000 euro.
Il pagamento può essere effettuato direttamente dal portale con addebito su IBAN oppure tramite modello F24 telematico. I codici tributo ordinari sono 2521 per il primo trimestre, 2522 per il secondo, 2523 per il terzo e 2524 per il quarto; i codici 2525 e 2526 riguardano rispettivamente sanzioni e interessi.
Gli errori più frequenti che fanno saltare il controllo
Il primo errore è applicare il bollo a tutte le fatture senza IVA. Il fatto che una fattura sia emessa da un soggetto forfettario o riguardi una prestazione esente non basta da solo: bisogna verificare importo, codice Natura ed eventuali esclusioni.
- Confondere il bollo con l’IVA. Il bollo è un tributo fisso e non si calcola in percentuale.
- Dimenticare la soglia. L’importo di 77,47 euro deve essere superato, non semplicemente raggiunto.
- Indicare “SI” per errore. Una selezione automatica errata può generare 2 euro dovuti anche quando il documento non lo richiede.
- Ignorare l’Elenco B. Le fatture segnalate possono essere corrette o escluse entro le scadenze previste.
- Pensare che paghi sempre il cliente. Il riaddebito può essere concordato, ma la responsabilità fiscale dell’emittente non scompare.
- Controllare solo il PDF. Per la fattura elettronica contano soprattutto i dati strutturati del file XML.
Se una fattura compare nell’Elenco B ma non dovrebbe essere soggetta al tributo, conviene intervenire prima della chiusura del periodo di modifica. Lasciare l’elenco senza verifica è comodo solo in apparenza, perché può trasformare un semplice errore di codifica in un pagamento non dovuto.
Il controllo digitale più efficace per non dimenticarlo
Per una gestione ordinata basta una procedura breve. Prima dell’invio controllo il regime IVA della prestazione, la soglia di 77,47 euro e il campo del bollo; dopo l’invio confronto i dati del gestionale con gli elenchi disponibili sul portale.
- Classifica correttamente ogni riga con il relativo codice Natura.
- Verifica se la somma delle operazioni soggette supera 77,47 euro.
- Attiva il campo “Bollo virtuale” quando necessario.
- Controlla l’Elenco A e l’Elenco B del trimestre.
- Conferma l’importo e programma il pagamento entro la scadenza.
Questa automazione vale soprattutto per chi emette molte fatture di piccolo importo. Il costo unitario è modesto, ma un’impostazione sbagliata ripetuta su centinaia di documenti può generare differenze importanti e rendere più complessa la riconciliazione contabile.
La regola pratica da portare nel prossimo invio
Quando una fattura non espone IVA, non applico il bollo in modo automatico: verifico prima natura dell’operazione, soglia e possibili esenzioni. Se l’obbligo c’è, considero 2 euro per documento, lo indico correttamente nel file elettronico e controllo il totale trimestrale nel portale.
È un adempimento piccolo, ma proprio per questo tende a essere trascurato. Una checklist integrata nel software di fatturazione riduce gli errori, mantiene ordinati i dati fiscali e rende molto più semplice gestire le scadenze senza rincorrere ogni fattura a fine anno.