Quando una fattura arriva a un Comune, a un ministero o a una società controllata dalla Pubblica amministrazione, il totale indicato non coincide sempre con ciò che il fornitore incassa. Capire come funziona lo split payment significa distinguere imponibile e IVA, sapere chi versa l’imposta e compilare correttamente la fattura elettronica. Qui chiarisco il meccanismo con un esempio numerico, le principali esclusioni, gli adempimenti digitali e l’impatto sulla liquidità dell’impresa.
L’IVA viene separata dal compenso e versata direttamente dal cliente pubblico
- Il fornitore emette la fattura con l’IVA esposta, ma incassa soltanto l’imponibile.
- Il cliente paga l’imponibile al fornitore e versa l’IVA all’Erario.
- La fattura elettronica deve riportare il codice “S” nel campo relativo all’esigibilità IVA.
- Il regime riguarda soprattutto Pubbliche amministrazioni e società controllate pubbliche, con esclusioni precise.
- L’autorizzazione europea è stata prorogata fino al 30 giugno 2029.
Come funziona davvero lo split payment in una fattura
Lo split payment, chiamato anche scissione dei pagamenti, modifica il normale percorso dell’IVA. In una vendita ordinaria il cliente paga al fornitore imponibile e imposta, mentre il fornitore riversa successivamente l’IVA allo Stato. Con questo meccanismo, invece, il cliente trattiene l’IVA e la versa direttamente all’Erario.
Il fornitore continua comunque a emettere una fattura completa, con base imponibile, aliquota e importo IVA. La differenza riguarda il pagamento: riceve soltanto il corrispettivo netto, mentre l’imposta segue un canale separato.
Un esempio con aliquota IVA del 22%
| Voce | Importo | Chi la riceve |
|---|---|---|
| Imponibile | 1.000 euro | Fornitore |
| IVA 22% | 220 euro | Erario |
| Totale fattura | 1.220 euro | Diviso tra fornitore ed Erario |
In questo caso il cliente pubblico paga 1.000 euro al fornitore e versa 220 euro all’Erario. La fattura resta di 1.220 euro, ma il bonifico ricevuto dall’impresa ammonta a 1.000 euro. È una distinzione semplice sulla carta, ma decisiva per riconciliare correttamente fatture, incassi e registrazioni contabili.
Il meccanismo non cambia l’aliquota applicabile e non elimina l’IVA. Cambia soltanto il soggetto che effettua il versamento. Questa è la ragione per cui lo split payment non va confuso con il reverse charge, nel quale il fornitore normalmente non addebita l’IVA e il cliente integra o emette il documento secondo regole diverse.
Chi deve applicarlo e quali operazioni sono escluse
Il regime si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate verso soggetti individuati dall’articolo 17-ter del DPR 633/1972, quando il cliente non è già debitore dell’imposta per altre ragioni. Il caso più comune riguarda le Pubbliche amministrazioni, come Comuni, Regioni, ministeri, enti pubblici e amministrazioni statali.
Rientrano inoltre, secondo i requisiti previsti dalla normativa, diverse società controllate da amministrazioni pubbliche e altri enti inclusi nel perimetro stabilito dalla legge. Non basta quindi che il cliente abbia una partecipazione pubblica: occorre verificare la sua effettiva inclusione negli elenchi e nelle categorie previste.
La situazione delle società quotate
Dal 1° luglio 2025 le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB sono uscite dal perimetro dello split payment. Per le fatture trasmesse al Sistema di interscambio da quella data il fornitore applica, in linea generale, il trattamento IVA ordinario, anche se il cliente resta una società con una significativa presenza pubblica.
La proroga europea approvata nel 2026 mantiene invece il meccanismo per gli altri soggetti già interessati fino al 30 giugno 2029. Io considero questa verifica temporale essenziale, perché utilizzare lo split payment verso un cliente ormai escluso può generare una fattura errata e richiedere una successiva nota di variazione.
Le principali esclusioni
Non tutte le fatture emesse verso un soggetto pubblico rientrano automaticamente nella scissione dei pagamenti. Prima di compilare il documento occorre controllare almeno questi casi:
- operazioni soggette a reverse charge, per le quali prevale il meccanismo dell’inversione contabile;
- prestazioni i cui compensi sono soggetti a ritenuta alla fonte, nei casi previsti dall’articolo 17-ter;
- operazioni non imponibili, esenti o fuori campo IVA, che non generano un’imposta da separare;
- forniture effettuate verso soggetti che non appartengono alle categorie obbligate;
- operazioni già soggette a un diverso regime speciale incompatibile con la scissione dei pagamenti.
La verifica va fatta sulla singola operazione, non soltanto sul nome del cliente. Un’impresa può emettere una fattura in split payment per una fornitura e una fattura ordinaria per un’altra prestazione, se cambiano la natura dell’operazione o le condizioni fiscali.
Come compilare la fattura elettronica senza errori
Dal punto di vista operativo, il fornitore deve emettere la fattura elettronica e trasmetterla tramite il Sistema di interscambio. Nel documento va esposta l’IVA e va indicata l’esigibilità differita con il codice “S”, che identifica la scissione dei pagamenti nel tracciato della fattura elettronica.
La dicitura può essere accompagnata dal riferimento alla normativa, ad esempio “IVA versata dal committente ai sensi dell’art. 17-ter del DPR 633/1972”. La presenza del codice tecnico resta però l’elemento centrale per comunicare correttamente il regime al sistema e al cliente.
Il controllo pratico prima dell’invio
- Verifico l’identità fiscale del cliente e la sua appartenenza al perimetro dello split payment.
- Controllo se l’operazione è imponibile IVA e se non prevale il reverse charge.
- Calcolo imponibile e imposta con l’aliquota corretta.
- Inserisco il codice “S” nel campo “Esigibilità IVA”.
- Riporto, quando richiesti, CIG, CUP, ordine o altri riferimenti amministrativi.
- Registro l’incasso separando l’importo ricevuto dal valore IVA indicato in fattura.
La fattura deve essere registrata nei registri IVA del fornitore, ma l’imposta non diventa una somma effettivamente incassata. Nei gestionali più evoluti conviene creare una causale dedicata, così il sistema distingue automaticamente le fatture ordinarie da quelle in split payment e riduce gli errori durante la liquidazione periodica.
Per il cliente pubblico l’IVA viene versata con le modalità previste dalla sua posizione fiscale. Tra i codici tributo utilizzati figurano 6040 e 6041 per il modello F24 ordinario e 620E e 621E per il modello F24 Enti pubblici, in base al soggetto e al tipo di acquisto. Il termine ordinario è collegato alla scadenza prevista per il versamento dell’imposta, spesso il 16 del mese successivo, ma le modalità concrete dipendono dalla categoria dell’ente.
Che effetto ha sulla liquidità del fornitore
Il principale effetto economico è immediato: l’impresa fattura anche l’IVA, ma non la incassa. Questo può ridurre il denaro disponibile per sostenere stipendi, fornitori, acquisti e costi finanziari, soprattutto quando il cliente pubblico paga a 30 o 60 giorni secondo il contratto.
Il problema emerge con maggiore evidenza nelle imprese che acquistano molto e vendono soprattutto in split payment. Se, per esempio, un’azienda paga 4.400 euro di IVA ai propri fornitori ma non incassa l’IVA su 20.000 euro di vendite soggette a scissione, può accumulare un credito IVA consistente.
Il credito non significa necessariamente una perdita, ma può diventare un costo finanziario temporaneo. In pratica, l’impresa anticipa l’IVA sugli acquisti e deve organizzarsi per utilizzarla in compensazione o chiederne il rimborso secondo le regole applicabili.
Come gestire il credito IVA
La pianificazione finanziaria dovrebbe includere una previsione separata degli incassi netti e dell’IVA detraibile. Io suggerisco di non considerare mai l’importo totale della fattura come liquidità disponibile, perché nel caso dello split payment la quota IVA non entrerà sul conto corrente.
- prevedere un flusso di cassa basato sull’imponibile effettivamente incassabile;
- monitorare mensilmente il credito IVA generato dalle operazioni in split payment;
- valutare con il commercialista compensazione, rimborso o riporto del credito;
- conservare una riconciliazione tra fattura, pagamento netto e versamento dell’IVA.
La normativa riconosce una corsia prioritaria per alcuni rimborsi IVA collegati alle operazioni soggette a split payment, ma questo non equivale a un accredito immediato. Tempi, requisiti e controlli restano importanti, quindi il rimborso non dovrebbe essere usato come soluzione automatica a una tensione di cassa.
Gli errori più comuni e il controllo digitale che li previene
L’errore più frequente consiste nell’applicare il regime soltanto perché il cliente è “pubblico”. La qualifica del cliente va verificata con attenzione, così come la natura dell’operazione e l’eventuale presenza di reverse charge, esenzione o ritenuta.
Un’altra svista riguarda il pagamento. Il fornitore che riceve soltanto l’imponibile non deve sollecitare il cliente per la quota IVA come se fosse un insoluto commerciale. Quella somma non è dovuta all’impresa, perché il cliente la versa direttamente all’Erario.
Leggi anche: Codice EORI in Italia - come richiederlo e verificarlo
Una procedura semplice per aziende e studi
- aggiornare periodicamente l’anagrafica dei clienti pubblici;
- associare a ogni cliente il corretto regime IVA nel gestionale;
- impostare un controllo automatico sul campo “Esigibilità IVA”;
- bloccare l’invio se il codice “S” non coincide con il trattamento selezionato;
- riconciliare ogni mese fatture emesse, incassi netti e registri IVA.
La fatturazione elettronica rende questi controlli più gestibili, ma non sostituisce la valutazione fiscale. Un software può segnalare che manca un codice, mentre difficilmente capirà da solo se una specifica prestazione professionale è esclusa o se prevale un altro regime.
Per questo, nella pratica, conviene usare la tecnologia per le verifiche ripetitive e lasciare al professionista le situazioni ambigue. È l’equilibrio che riduce sia gli errori manuali sia l’eccessiva fiducia nelle impostazioni automatiche.
La regola pratica per non sbagliare la prossima fattura
Prima di inviare una fattura verso un cliente pubblico, controllo sempre tre elementi: chi è il cliente, che tipo di operazione sto fatturando e quale regime IVA prevale. Solo dopo imposto il codice “S” e considero l’incasso previsto come importo al netto dell’IVA.
Il modo più chiaro per capire la scissione dei pagamenti è ricordare questa sequenza: il fornitore calcola e documenta l’IVA, il cliente pubblico la separa dal corrispettivo e l’Erario riceve direttamente l’imposta. Una corretta gestione digitale della fattura rende il processo ordinato, ma la verifica iniziale resta la vera protezione contro errori contabili e problemi di liquidità.