Piano Transizione 5.0 e iperammortamento, cosa cambia

Operaio con casco verde e occhiali, parte di un progetto per il piano transizione 5.0.

Scritto da

Gianni Colombo

Pubblicato il

5 nov 2026

Indice

Un macchinario connesso non basta per ottenere un vantaggio fiscale: bisogna dimostrare che l’investimento cambia davvero il modo di produrre e riduce i consumi. Il Piano Transizione 5.0 ha collegato innovazione digitale, efficienza energetica e formazione, ma nel 2026 la misura originaria è chiusa e va distinta dal nuovo regime di iperammortamento. Qui chiarisco cosa prevedeva, quali investimenti erano ammessi, come si calcolava il beneficio e cosa può fare oggi un’impresa italiana.

La misura premiava il digitale quando produceva efficienza misurabile

  • Obiettivo: sostenere investimenti digitali capaci di ridurre i consumi energetici.
  • Soglie: almeno il 3% sulla struttura produttiva oppure il 5% sul processo interessato.
  • Credito: dal 35% al 45% per investimenti fino a 10 milioni di euro.
  • Procedura: certificazione ex ante, prenotazione, acconto del 20% e certificazione ex post.
  • Situazione nel 2026: il credito originario è chiuso, mentre opera il nuovo Piano 5.0 basato sull’iperammortamento.

Fabbrica futuristica con robot, pannelli solari e turbine eoliche, che illustra il piano transizione 5.0 per la gestione energetica e la smart grid.

Che cos’era davvero il Piano Transizione 5.0

La misura è stata introdotta per il biennio 2024-2025 con una dotazione complessiva di 6,3 miliardi di euro. L’idea era semplice ma più esigente rispetto ai precedenti incentivi: finanziare beni e software 4.0 solo quando il progetto produceva anche un risparmio energetico verificabile.

Non si trattava quindi di acquistare un software gestionale o un nuovo macchinario e chiedere automaticamente un bonus. L’impresa doveva costruire un progetto di innovazione, misurare i consumi prima dell’intervento e dimostrare il risultato dopo la sua conclusione.

La pagina del MIMIT oggi indica la chiusura delle domande e l’esaurimento delle risorse comunicato nel novembre 2025. Chi ha già completato un progetto può gestire il credito maturato secondo le regole previste, ma una nuova impresa nel 2026 non può presentare una domanda sulla misura originaria.

Quali investimenti premiava la misura

Il nucleo dell’agevolazione era formato dai beni materiali e immateriali 4.0 nuovi, interconnessi al sistema aziendale o alla rete di fornitura. Parliamo, per esempio, di macchine utensili intelligenti, robot, sistemi automatizzati, linee produttive connesse, software industriali e piattaforme capaci di raccogliere dati dal processo.

Un ruolo importante spettava all’Energy Dashboarding, cioè a software e applicazioni che monitorano consumi, energia autoprodotta e prestazioni degli impianti. Un semplice cruscotto informativo non era sufficiente se non contribuiva al progetto di efficienza e alla raccolta strutturata dei dati energetici.

Leggi anche: Transizione 4.0, incentivi e requisiti per investire bene

Le spese che potevano entrare nel progetto

  • beni materiali nuovi dell’Allegato A della legge 232/2016;
  • software e beni immateriali dell’Allegato B;
  • impianti per autoproduzione da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, esclusa la biomassa;
  • sistemi di accumulo collegati a un nuovo impianto rinnovabile;
  • formazione coerente con il progetto, entro il 10% degli investimenti e comunque entro 300.000 euro.

Erano ammesse imprese residenti e stabili organizzazioni in Italia, senza distinzioni legate a forma giuridica, settore o dimensione. Restavano però esclusi, tra gli altri, fabbricati, costruzioni, alcuni veicoli e investimenti incompatibili con il principio DNSH, cioè il divieto di arrecare un danno significativo all’ambiente.

La soglia energetica era il vero spartiacque. Serviva una riduzione di almeno 3% dei consumi della struttura produttiva oppure di almeno 5% dei consumi del processo interessato dall’investimento.

Quanto valeva il credito e come si calcolava

Per gli investimenti fino a 10 milioni di euro, il credito cresceva insieme al risparmio energetico dimostrato. La modifica introdotta dalla legge di Bilancio 2025 ha riunito in un’unica fascia gli investimenti fino a 10 milioni, rendendo più favorevole il trattamento dei progetti di dimensione medio-grande.

Riduzione dei consumi Credito fino a 10 milioni Credito oltre 10 milioni
Struttura 3-6% oppure processo 5-10% 35% 5%
Struttura 6-10% oppure processo 10-15% 40% 10%
Struttura oltre 10% oppure processo oltre 15% 45% 15%

Un progetto da 1 milione di euro con una riduzione energetica del 7% sulla struttura produttiva poteva quindi generare, in linea teorica, un credito di 400.000 euro. Non era però un contributo versato sul conto corrente: si trattava di un credito da utilizzare in compensazione tramite modello F24.

Per fotovoltaico e impianti rinnovabili erano previste maggiorazioni della base di calcolo in presenza di moduli con requisiti tecnici più elevati. La produzione attesa, inoltre, non poteva essere dimensionata senza rapporto con i consumi aziendali: il riferimento ordinario era un fabbisogno massimo pari al 105% del consumo energetico della struttura.

Come si accedeva e quali documenti servivano

La procedura richiedeva più passaggi e non lasciava molto spazio all’improvvisazione. Prima dell’investimento serviva una certificazione ex ante, mentre a conclusione del progetto era necessaria una certificazione ex post che verificasse l’effettiva realizzazione e il risparmio conseguito.

  1. Invio della comunicazione preventiva al GSE con la certificazione ex ante.
  2. Conferma della prenotazione del credito.
  3. Invio, entro 30 giorni, della comunicazione relativa agli ordini e al pagamento di un acconto almeno pari al 20%.
  4. Realizzazione dell’investimento entro i termini previsti.
  5. Invio della comunicazione di completamento con certificazione ex post.
  6. Utilizzo del credito in compensazione dopo la comunicazione dei dati all’Agenzia delle Entrate.

Le certificazioni potevano essere rilasciate da EGE, ESCo certificate, ingegneri e periti industriali abilitati con competenze documentate sull’efficienza energetica dei processi produttivi. Nella pratica, coinvolgere il tecnico solo alla fine era una scelta rischiosa: la qualità della misurazione iniziale condizionava l’intero progetto.

Il credito non utilizzato entro il 31 dicembre 2025 poteva essere riportato in avanti e utilizzato in cinque quote annuali di pari importo. Questo aspetto riguarda le imprese che avevano già ottenuto il beneficio, non chi intende avviare oggi un nuovo investimento.

Il confronto con Transizione 4.0 chiarisce l’investimento

La differenza più importante è questa: Transizione 4.0 premiava soprattutto la natura tecnologica e l’interconnessione del bene, mentre la misura 5.0 aggiungeva un obiettivo energetico misurabile. Un macchinario poteva essere perfettamente 4.0 e non raggiungere comunque i requisiti del credito 5.0.

Per questo, prima di scegliere l’agevolazione, io confronterei sempre tre elementi: caratteristiche tecniche del bene, capacità di dimostrare il risparmio e sostenibilità finanziaria del progetto. Una panoramica sui requisiti Transizione 4.0 aiuta a capire quale regime sia più coerente con l’investimento.

Elemento Misura originaria 5.0 Transizione 4.0
Obiettivo principale Digitale più efficienza energetica Trasformazione tecnologica e interconnessione
Risparmio energetico minimo 3% struttura o 5% processo Non previsto come requisito generale
Prova tecnica Certificazione ex ante ed ex post Perizia, attestazione o documentazione prevista dalla misura
Forma del beneficio Credito d’imposta Credito d’imposta secondo le regole applicabili

Un errore frequente consiste nel considerare 5.0 come un semplice 4.0 con una percentuale più alta. Non è così: cambiano la logica del progetto, la documentazione e il modo in cui l’impresa deve dimostrare il risultato.

Che cosa cambia per chi investe nel 2026

Nel 2026 è operativo il Nuovo Piano Transizione 5.0 basato sull’iperammortamento. La disciplina sostiene investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, ma non assegna un credito da compensare in F24: aumenta fiscalmente il costo del bene ai fini degli ammortamenti e dei canoni di leasing.

Quota di investimento Maggiorazione del costo
Fino a 2,5 milioni di euro 180%
Oltre 2,5 e fino a 10 milioni 100%
Oltre 10 e fino a 20 milioni 50%

La nuova agevolazione riguarda beni materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, interconnessi, oltre agli impianti per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Servono comunicazioni telematiche, perizia tecnica asseverata e certificazione contabile, quindi la parte documentale resta centrale.

Il punto da non confondere è la natura del vantaggio. Il vecchio programma offriva un credito d’imposta, mentre il nuovo regime produce una maggiore deduzione fiscale. La convenienza concreta dipende quindi da imponibile, tempi di ammortamento, modalità di acquisto e capacità dell’impresa di utilizzare il beneficio.

Da un punto di vista digitale, il passaggio più interessante è la maggiore attenzione a dati, interconnessione e controllo dei processi. Quando un’azienda deve condividere informazioni tra macchine, fornitori e sistemi gestionali, può essere utile approfondire anche il funzionamento Web3, soprattutto per comprendere tracciabilità, identità digitale e gestione distribuita dei dati.

La decisione più utile per un investimento nel 2026

Chi aveva già aderito alla misura originaria deve concentrarsi su documentazione, fruizione del credito e conservazione delle prove tecniche. Chi invece sta progettando oggi un acquisto deve partire dal nuovo iperammortamento e verificare subito requisiti del bene, interconnessione, perizia e impatto fiscale.

La lezione più concreta resta valida in entrambi i casi: prima si definisce il risultato industriale, poi si sceglie l’incentivo. Un progetto nato solo per inseguire il bonus tende a produrre documenti fragili e benefici incerti; un investimento che migliora consumi, dati e produttività può invece mantenere valore anche quando cambiano le regole pubbliche.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Erano ammessi beni materiali e immateriali 4.0 nuovi e interconnessi, software industriali, impianti rinnovabili per l’autoconsumo, sistemi di accumulo e formazione coerente entro il 10% dell’investimento e 300.000 euro. Il progetto doveva ridurre i consumi almeno del 3% sulla struttura produttiva o del 5% sul processo interessato.

Per investimenti fino a 10 milioni di euro, il credito era del 35%, 40% o 45% in base alla riduzione dei consumi. Per esempio, un investimento da 1 milione con una riduzione del 7% sulla struttura produttiva poteva generare un credito teorico di 400.000 euro, da usare in compensazione tramite modello F24.

La procedura richiedeva una certificazione ex ante, la comunicazione preventiva al GSE, la prenotazione del credito e il pagamento di un acconto almeno del 20% entro 30 giorni. A fine progetto servivano comunicazione di completamento e certificazione ex post sul risultato energetico.

La misura originaria, oggi chiusa per nuove domande, offriva un credito d’imposta compensabile in F24. Il nuovo regime sostiene gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 con una maggiorazione del costo deducibile pari al 180% fino a 2,5 milioni, al 100% fino a 10 milioni e al 50% fino a 20 milioni.

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Tag:

iperammortamento interconnessione transizione 5.0 efficienza energetica energy dashboarding

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Gianni Colombo

Sono Gianni Colombo e da 9 anni mi dedico all'approfondimento delle tematiche legate all'innovazione digitale e alle strategie di business. La mia curiosità per come la tecnologia possa trasformare il modo in cui le aziende operano e competono mi ha spinto a esplorare questo settore con costanza. Sul sito sistemacral.it, il mio obiettivo è analizzare le tendenze emergenti, scomporre concetti complessi in modo accessibile e offrire spunti pratici per chiunque desideri navigare con successo nel panorama digitale odierno. Cerco sempre di verificare le informazioni e di presentare contenuti chiari, aggiornati e utili, basati su un confronto attento delle fonti e su una visione organizzata delle conoscenze.

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